
Mi chiamo Mathilde, ho 8 anni e vivo a Bardolino.
Qualche tempo fa ho detto al mio papà, Sébastien, che ero stufa di fare i soliti giri in bici vicino a casa, con mia sorella Sophie e mio fratello Gabriel, che essendo più piccoli non possono andare troppo lontano. Papà ci ha pensato su e poi mi ha chiesto: “Ti piacerebbe andare a Venezia in bici?”. Non sapevo bene dove fosse, ma mi ha spiegato che avremmo seguito l’Adige, che conosco bene dalla scuola, fino al mare, e poi un po’ più a Nord per arrivare nella città più bella del mondo!
Ero emozionatissima e ho accettato subito. La partenza era fissata per il 31 agosto e non vedevo l’ora. Durante l’estate abbiamo fatto degli allenamenti in bici con papà, che mi ripeteva sempre quanto fosse un mezzo fantastico, ecologico e che fa bene alla salute. Finalmente, a fine agosto, tutto era pronto!
Giovedì 29 agosto ho visto che le borse della bici di papà erano già pronte e i vestiti si stavano accumulando.
Venerdì 30 agosto tutto era sistemato: la bici di papà era carica di vestiti, cibo, fornello, drone, caricabatterie, tenda, materassini e i sacchi a pelo. Io non portavo niente, solo una borraccia perché la mia bici era già abbastanza pesante.

La sera sono andata a letto presto perché la sveglia era fissata per le 6:30 del giorno dopo.
Sabato 31 agosto, finalmente il grande giorno! Papà mi ha svegliata alle 6:30: era già vestito e pronto. Io dovevo solo fare colazione, vestirmi e andare. Alle 7:00 in punto siamo partiti, super puntuali come sempre. Mamma ci ha fatto una foto prima della partenza e poi via! Non potevo crederci, ero caricatissima!
Dopo pochi metri c’era già la prima salita: la strada panoramica di Bardolino. Ho fatto un po’ di fatica, ma ho tenuto duro. Poco dopo abbiamo incontrato un signore anziano con una bici elettrica che ci ha chiesto dove andavamo. Con un grande sorriso ho risposto: “A Venezia!”. Era stupito e ci ha augurato buon viaggio.
Abbiamo proseguito sulla ciclabile del canale Biffis fino a Bussolengo, dove ci siamo fermati per fare colazione. Dopo esserci riposati, abbiamo continuato lungo il canale verso Verona. Quando siamo arrivati in città, papà era un po’ preoccupato per le macchine, quindi l’ho seguito con attenzione.
Arrivare all’Arena è stato incredibile, abbiamo fatto una foto e siamo ripartiti, attraversando Verona fino al Parco dell’Adige Sud. La ciclabile lungo il fiume era bellissima e ci ha portati fino a Villa Buri, dove ci siamo fermati per pranzo.
Papà mi ha detto che era importante tenere un diario di viaggio, così ho iniziato a scrivere sotto l’ombra di un albero: cosa ho fatto, come mi sento e cosa penso.
Dopo pranzo siamo ripartiti lungo la ciclabile Bernini Buri, che ci ha portati fino a Zevio, dove abbiamo fatto una pausa gelato. Faceva molto caldo, così ci siamo fermati un po’ di più. Verso le 15:30 siamo ripartiti per l’ultima tappa. Papà conosceva un’associazione chiamata “Radici in Movimento” vicino a Ronco all’Adige, dove pensava di chiedere se potessimo piantare la tenda. Mancavano ancora 24 km e faceva davvero caldo, ma ho ripreso a pedalare con entusiasmo.
Dopo qualche chilometro, il cielo è diventato nero e il vento ha cominciato a soffiare. Papà ha detto che probabilmente avrebbe piovuto, e infatti, dopo pochi minuti, è arrivato un acquazzone! Ci siamo riparati sotto degli alberi, ma è stato inutile: eravamo completamente fradici. Papà, ridendo, ha detto che ormai eravamo bagnati e tanto valeva continuare. Così abbiamo pedalato sotto la pioggia battente, schizzando nelle pozzanghere! Mi sono divertita tantissimo.
Dopo il ponte di Albaredo d’Adige, il sole è tornato e ci siamo asciugati in pochi chilometri. Papà mi ha chiesto come stavo, e gli ho detto che, nonostante fossi un po’ preoccupata per il temporale, mi stavo divertendo tanto.
Quando siamo arrivati all’associazione, ho visto un cartello con scritto “Ciclo Rifugio”. Una signora ci ha accolto a braccia aperte e ci ha offerto un aperitivo! Alla fine, non abbiamo dormito in tenda, ma in un letto, con una doccia e tutto il necessario per cucinare. Ero un po’ delusa di non dormire in tenda, ma vedere papà così felice mi ha fatto cambiare idea. È stata davvero una giornata lunga e piena di avventure. Abbiamo asciugato tutto e poi ci siamo addormentati. Che primo giorno incredibile!
Domenica, la sveglia suona alle 6:30. Sono ancora assonnata e chiedo a papà se posso dormire un altro po’… ma lui mi ricorda che la mattina è il momento migliore per pedalare, quando l’aria è fresca e piacevole. Così mi alzo. Ho dormito benissimo, ma sento ancora un po’ di stanchezza dal giorno precedente. Faccio colazione, mi vesto, e tutto il resto è già pronto. Non mi resta che saltare sulla bici e partire.
Torniamo sull’argine dell’Adige. Il sentiero è bellissimo, c’è fresco e mi sento di nuovo carica ed euforica. Ho voglia di accelerare e dico a papà: “Questo momento è meraviglioso!”. Ma lui mi richiama subito all’ordine: “La strada è lunga, niente strappi di velocità. Come in montagna: passo lento e costante.” Mi metto al suo fianco, ci sorridiamo, e continuiamo a pedalare insieme, fianco a fianco, pronti per affrontare questo secondo giorno di viaggio.
Pedaliamo a lungo, diritti, fino a Badia Polesine, approfittando del fresco del mattino. Papà controlla la mappa, poi mi sorride e mi dice che possiamo fare una pausa. Arriviamo alla Bottega del Gelatiere e, invece del solito gelato, oggi mi concede ben due palline con panna! Di solito i miei genitori non mi fanno mangiare troppi zuccheri, ma papà mi spiega che, quando si pedala tutto il giorno, bere una Coca-Cola o mangiare zucchero aiuta molto. Lo zucchero, mi dice, è una bomba di energia se facciamo sport. Ma è quando lo consumiamo senza muoverci, come quando si sta sul divano, che diventa un problema.
Ripartiamo, ma adesso fa molto caldo. Non ci sono più nuvole e nemmeno alberi lungo la ciclabile. Inizio a sperare che arrivi un bel temporale come ieri! Vicino a Campomarzo, però, mi sento esausta. La strada sterrata mi stanca ancora di più, vado più piano e chiedo a papà se possiamo fermarci. Lui guarda la mappa e trova un bel bosco poco distante. Lasciamo la ciclabile e, troviamo un prato ombreggiato perfetto per riposare. Mangio qualcosa e mi addormento come un sasso.
Papà mi lascia dormire a lungo, perché il posto è fresco e piacevole. Lasciamo passare le ore più calde del giorno. Dopo un paio d’ore di riposo, riprendiamo la strada. La ciclabile spesso è sterrata e questo rende la pedalata più faticosa. Arriviamo a Lusia e facciamo una pausa in un bar, dove beviamo tanto per rinfrescarci. La pausa dura più del previsto, giusto il tempo di restare al fresco un po’ più a lungo.
Ora ci mancano gli ultimi 25 km per arrivare alla meta di oggi. Papà mi svela una sorpresa: stasera non dormiremo in tenda, ma in un posto che ti piacerà tantissimo!
Il caldo si è fatto più sopportabile, quindi riprendo a pedalare con allegria. Mancano pochi chilometri, facciamo una breve sosta per bere e riempire le borracce a San Martino di Venezze, e poi via, verso l’arrivo.
A un certo punto, intravedo un tetto di legno tra gli alberi e chiedo a papà se sarà lì che dormiremo. Lui sorride e mi risponde di sì: si chiama “La Torretta”, un osservatorio per uccelli. Il posto è incredibile! Di fronte alla Torretta c’è una grande spiaggia di sabbia, e io impazzisco a raccogliere qualche conchiglia. Dopo un po’, cuciniamo un risotto ai funghi direttamente sulla spiaggia, mentre guardiamo il sole tramontare. È un momento bellissimo, stare qui, ora, con papà. Vorrei che il tempo si fermasse.
Anche lunedì, sveglia alle 6:30 e alle 7:00 siamo già in strada. Oggi vedremo il mare! Sto per raggiungere il primo obiettivo del nostro viaggio. La ciclabile è bellissima, l’asfalto scorrevole e l’alba ci regala una luce speciale. Facciamo colazione a Cavarzere, dove lasciamo l’Adige per seguire il fiume Gorzone, che ci porterà fino a Chioggia. Gli ultimi 10 km sono su strada, quindi dobbiamo fare molta attenzione.
Da lontano vediamo il ponte Padri Cavanis che ci porta dritti nel centro di Chioggia. Ci fermiamo per un gelato, ben meritato! Siamo ufficialmente nella laguna veneta. Il centro storico è incantevole, e veniamo sorpassati da tante bici elettriche che sfrecciano a tutta velocità. Sento che papà è emozionato: manca poco alla parte finale del nostro viaggio.
Andiamo al porto e carichiamo le bici sul traghetto per l’isola di Pellestrina. Mentre navigo, guardo il mare dalla finestra e mi chiedo perché nessuno si siede vicino a me. Papà ridendo mi dice che puzziamo… Il traghetto si ferma vicino al cimitero, poi torniamo indietro per pedalare lungo i Murazzi fino a Caroman. È un’emozione indescrivibile pedalare su questo filo di terra in mezzo al mare!
Papà ha fame e lo conosco bene: quando ha fame, è meglio fermarsi subito! Tutti i ristoranti sono chiusi, ma alla fine ne troviamo uno aperto. Spaghetti alle vongole per me, grigliata di pesce per papà. Riprendiamo la pedalata, attraversiamo l’isola lentamente per scoprire ogni angolo fino a Santa Maria del Mare, dove prendiamo il traghetto per Alberoni, al Lido di Venezia.
Attraversiamo il Lido in direzione del campeggio San Nicolò, dove abbiamo trovato un posto per la nostra tenda. Papà non sapeva che c’era la Biennale del Cinema in corso, e arrivando ci troviamo circondati da polizia e star del cinema. Facciamo slalom tra attori, bodyguard e fan, è divertente! Cerco la cantante Anna Lisa, purtroppo non riesco a vederla.
Arriviamo al campeggio dove una signora ci accoglie con un grande sorriso, sapeva già il mio nome! Ci indica un piccolo spazio tra le altre tende, perfetto per la nostra. Dopo una doccia e una cena, crolliamo subito a letto.
Martedì, mi sveglio da sola, sentendomi carica e pronta per conquistare Venezia! Smontiamo la tenda e sistemiamo tutto. Faremo colazione direttamente a Venezia. Prendiamo il traghetto che ci porta verso il porto di Venezia. Quando vedo il Palazzo Ducale e Piazza San Marco, rimango senza parole: è una città incredibile!
Sbarcati, parcheggiamo le bici al Bici Park e andiamo alla stazione. Lì aspetteremo la mamma, Sophie e Gabriel, che arrivano in treno per festeggiare insieme il nostro arrivo e visitare Venezia in famiglia. Sono così fiera di me! Non è stato facile, ma come dice sempre papà, ho imparato a diventare più resiliente. È una qualità importante, che si impara facendo esperienze come questa.
Ci abbracciamo vicino al ponte degli Scalzi. Sono felice e vedo papà commosso e fiero di me. Guardo il mare e chiedo a papà: “Cosa c’è dall’altra parte?”. Lui mi risponde: “La Croazia”. Allora gli chiedo: “Ci andiamo?”.
di Mathilde Atienzar
(da Ruotalibera 184 – gennaio-aprile 2025)
