Mobilità Urbana

Nel capoluogo la rivoluzione della mobilità è in corso

Intervista all’assessore alla Mobilità Tommaso Ferrari

Chiedere ai pur attenti lettori e lettrici di Ruotalibera di richiamare alla memoria articoli pubblicati 6 o 12 mesi fa sarebbe, oltre che eccessivo, anche presuntuoso. Esiste tuttavia una felice e importante progressione nei contenuti delle nostre interviste all’assessore alla Mobilità del Comune di Verona Tommaso Ferrari che è necessario evidenziare per dimostrare che il titolo del presente articolo non è affatto esagerato.

Con lui abbiamo parlato la prima volta nel dicembre 2022 (numero 177 della rivista), a sei mesi dal suo insediamento nella nuova giunta Tommasi. Ferrari ci aveva allora raccontato de I nostri impegni per la mobilità. Un’altra volta ci eravamo sentiti nei primi mesi del 2024 (Ruotalibera 182). Nell’occasione ci aveva promesso che Un’altra mobilità è possibile. Ebbene, a circa un anno e mezzo di distanza dalla prima intervista, i propositi sono diventati progetti e i progetti, proprio in questi mesi, si stanno finalmente trasformando in opere o, come amano dire i componenti dell’amministrazione Tommasi, vengono “messi a terra”.

Tra la fine del 2025 e gli inizi del 2026 partiranno infatti i lavori per la realizzazione dei 25 chilometri di ciclabili di cui abbiamo parlato nel numero 182 di Ruotalibera. Si tratta di interventi importanti, di peso, dai quali non è più possibile tornare indietro, dal momento che sono finanziati e in fase progettuale esecutiva. Una vera e propria cura di “calcio” per l’ossatura finora malaticcia della nostra asfittica rete ciclabile cittadina che andrà a risolvere numerose storiche tare e criticità, da Verona Sud al Cesiolo, configurando così una infrastruttura realmente matura in grado di collegare numerosi attrattori di traffico e fornire alla bicicletta piena dignità di mezzo di trasporto.

Rivoluzione non è comunque il termine che sceglierebbe Ferrari: “Come ho sempre detto si tratta di condividere la sede stradale tra tutti i mezzi di spostamento: a piedi, in bici, con i mezzi pubblici e, naturalmente, con l’automobile. Perché il punto – ribadisce – non è di fare la guerra alle automobili, ma promuovere anche le altre modalità di trasporto. Certo, con noi sono finiti in tempi delle ciclabili fatte in spazi di risulta, perfino sui marciapiedi. La strada non è esclusiva di un solo mezzo. Tuttavia non possiamo chiedere ai cittadini di cambiare abitudini in nome della salute e dell’ambiente se prima non sviluppiamo le alternative al mezzo motorizzato privato”.

Con la filovia in corso di realizzazione e il nuovo piano di sviluppo delle ciclabili, Ferrari ammette che la situazione “comincia a farsi interessante”.

E allora vediamole queste nuove ciclabili: si tratta di cinque-sei nuove direttrici che completano le infrastrutture ciclabili laddove ora ci sono soltanto dei monconi, e introducono i collegamenti centro-periferia nel resto della città dove oggi non c’è nulla.

LE NUOVE DIRETTRICI

La prima direttrice va da ponte Garibaldi a Parona. È finanziata con un bando del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, pertanto dovrà essere conclusa entro il marzo 2026. La progettazione è in fase esecutiva, i lavori partiranno entro l’estate.

La seconda è la direttrice cosiddetta “dei lungadigi“. Si sviluppa tra ponte Risorgimento e ponte Garibaldi. Ovviamente si collegherà con la prima direttrice che va verso Parona, ma anche – sul versante opposto – con la ciclabile di Porta Palio e Castelvecchio.
“Da lì si ha accesso alla circonvallazione Oriani (nel frattempo ritornata a doppio senso di marcia, a breve arriveranno i cordoli per delimitare la ciclabile) che permette di raggiungere la Stazione ferroviaria di Porta Nuova che a sua volta verrà collegata a Corso Milano e Chievo grazie al completamento della ciclabile del Biffis, intervento a sé, quest’ultimo, che non fa parte di questa partita ma non è secondo a nessuno per importanza” osserva Ferrari.

C’è poi la grande “T” di Verona Sud, costituita da due traverse: la prima va da via Po a via Legnago attraverso viale dell’Industria. L’altra traversa sarà costituita dalla nuova ciclabile su via Basso Acquar. “Una infrastruttura importante per tutti i quartieri a sud della città che ora hanno una sola alternativa: viale Piave” rimarca l’assessore.

Sempre a Basso Acquar è già percorribile l’importante variante che corre lungo l’argine del fiume, specularmente alla ciclabile del Lazzaretto – Parco Adige Sud sull’altra sponda dell’Adige, e arriva fino al nuovo ponte realizzato dal Genio Civile sul canale industriale Marazza nelle immediate vicinanze della traversa di Santa Caterina.

Nel nord-est cittadino si lavora alla messa a punto della ciclabile della Valpantena, migliorandone la fruibilità all’altezza di Esselunga di via Fincato, e per realizzare la direttrice che la connetterà alla ciclabile di via Betteloni attraverso via Villa Cozza.

Nel quadrante sud est si tratta di collegare le ciclabili della Settima Circoscrizone (San Michele) con quelle della Sesta Circoscrizione (Borgo Venezia). Si userà a questo scopo via Montelungo.

“Il presupposto è di creare percorsi ciclabili che possano interconnettere molti quartieri della città attraverso una rete sicura, efficiente ed efficace, pensata per favorire gli spostamenti casa, lavoro e scuola” sottolinea Ferrari. “Questo sviluppo consentirà inoltre di collegare diversi poli e attrattori di traffico: ad esempio gli ospedali di Borgo Roma e Borgo Trento, e i poli universitari di Borgo Roma e Veronetta. Sono interventi fortemente voluti dall’amministrazione comunale la quale impiega, oltre ai finanziamenti del Pnrr, anche 8-9 milioni di risorse proprie”.

GLI ALTRI INTERVENTI

Le opere infrastrutturali verranno accompagnate da interventi e politiche di mobilità sostenibile, a partire dalla diffusione delle Zone Trenta, passando per la sperimentazione della modalità di bike sharing free floating, a flusso libero, privo cioè di stazione di riconsegna, fino ad arrivare all’installazione di nuovi conta-biciclette, utili a monitorare l’andamento del traffico ciclistico.

Anticipa infatti Ferrari: “In zona San Bernardino, quartiere San Zeno, avvieremo una progettazione partecipata per realizzare interventi di urbanistica tattica, così da ampliare la pratica e la cultura dei quartieri trenta. Arriverà anche il bike sharing free floating, a flusso libero, inizialmente introdotto in via sperimentale. Implementeremo, inoltre, nuovi sistemi di monitoraggio del traffico, anche ciclistico, a cominciare dall’installazione di conta-biciclette su tutte le nuove direttrici, sulle quali verrà realizzata una segnaletica dedicata a misura di ciclista, con le indicazioni viarie essenziali e i punti di interesse anche cicloturistico. Vogliamo essere più incisivi anche per quanto riguarda i parcheggi scambiatori, i bici park e tutto il tema della sosta delle biciclette”.

È tuttavia ancora presto, secondo l’assessore, per dire come potrebbe cambiare il modal split, o ripartizione modale dei trasporti, in città: “Abbiamo un gap da colmare con altre città, ad esempio Padova, che hanno già sviluppato il proprio mezzo di trasporto rapido di massa, hanno bicipark ben funzionanti, una rete ciclabile articolata, rodata e ben utilizzata. Dobbiamo essere consapevoli di dove vogliamo arrivare, ma anche da che punto partiamo. La nostra priorità oggi è l’integrazione e l’interconnessione della rete ciclabile con il trasporto pubblico, a partire dalla filovia, per dare la possibilità di scegliere ai veronesi, fornendo alternative reali ai propri spostamenti quotidiani. Si parte quindi dalla condivisione della carreggiata perché vogliamo una città accessibile con tutti i mezzi di trasporto, ma vogliamo anche che questa visione sia condivisa”.

E alla domanda di come i veronesi accoglieranno queste nuove infrastrutture, l’assessore conclude: “Nelle Circoscrizioni, dove questo impianto e questi progetti sono già stati discussi, non abbiamo incontrato problemi, anzi, i pareri ricevuti sono stati quasi tutti positivi. È chiaro che man mano verranno messi a terra i singoli progetti occorrerà andare a raccontare quartiere per quartiere quale sia l’utilità delle opere e la visione complessiva che ci sta dietro. Lo faremo perché questo è uno sviluppo a lungo termine, necessario alla credibilità e alla attrattività della città”.

(da Ruotalibera 185 – maggio-agosto 2025)

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Michele Marcolongo

Michele Marcolongo è nato il 5 novembre 1975 a Verona, la città dove vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova con il massimo dei voti, dal 2005 svolge attività giornalistica e di comunicazione collaborando con quotidiani, riviste e come addetto stampa di associazioni ed esponenti politici. Nel campo della comunicazione per la mobilità sostenibile dall’ottobre 2010 collabora con il trimestrale BC (la rivista di FIAB nazionale) mentre è da ben più tempo addetto stampa di FIAB Verona e capo redattore della rivista Ruotalibera.
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