Verona: cultura ciclabile cercasi

Tutti ricordano la celebre frase di Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani“.
Personalmente non conosco modi di dire analoghi in altre lingue, ma sono certo che ne esistono perché l’idea che sta dietro alla frase è universale: non è sufficiente costruire una cosa di valore ma bisogna anche educarne allo spirito coloro che dovrebbero usufruirne, altrimenti questa cosa rischia poi di diventare – come recita un’altra espressione ben nota – una cattedrale nel deserto.
Come detto varie volte, entro il 2026 nel comune di Verona dovrebbero apparire, terminati o quasi, qualcosa come 25 km di nuovi percorsi ciclabili di qualità, in sede propria e protetta ricavata in carreggiata, per una spesa totale di oltre 8 milioni di Euro di cui almeno un quarto da risorse del bilancio comunale. Con questa novità la rete cittadina farà un salto di qualità notevole, dando anche ai meno convinti un’alternativa di mobilità pratica e sicura per non continuare a usare la propria auto anche per gli spostamenti medio-piccoli della vita quotidiana, che sono circa i due terzi del traffico urbano e intasano le nostre strade condizionando la qualità di vita.

Ma una volta fatta questa “Italia” (una rete ciclabile cittadina più efficiente e attraente), gli “italiani” (i veronesi) la useranno? L’esperienza pluridecennale di altre realtà virtuose in Italia, in Europa e nel mondo è chiara: se si vuole che queste infrastrutture vengano usate in modo significativo dalla cittadinanza e non solo dalla simpatica compagnia minoritaria degli “amici della bici” servono campagne comunicative mirate e di qualità, fatte con metodi professionali. Ci riferiamo ad esempio alla creazione di un logo e un titolo accattivanti e costruiti sulla città; a comunicazioni costanti su social e media tradizionali; a iniziative coinvolgenti e ben organizzate che girino attorno al tema della mobilità ciclistica rendendolo cool (in italiano diremmo: fico) e non un ripiego “per chi non ha di meglio”; cartelli informativi sui cantieri per spiegare con chiarezza e a testa alta cosa si sta facendo e perché. (Lo stesso discorso si potrebbe fare per il trasporto pubblico locale – tema ora vivo con la Filovia in divenire – che spesso soffre degli stessi pregiudizi) [ndr: qui a fianco e in evidenza, l’immagine di una vecchia campagna del 2019 realizzata dal Comune in collaborazione con FIAB che ci aveva lasciato ben sperare, ma che una volta realizzata fu diffusa solo con pochissime affisioni (un’occasione mancata). E da allora, più nulla…].
Ora: abbiamo detto che queste campagne richiedono lavoro professionale specializzato, dunque il loro costo non è banale. Qui a Verona, un po’ per carattere e un po’ per errata valutazione non si è usi investire granché nella comunicazione di qualità, così l’amministrazione si limita per lo più ai comunicati e alle conferenze stampa messe in piedi dalle strutture interne. Altrove invece vi si investono risorse economiche importanti, dell’ordine delle decine/centinaia di migliaia di euro ogni anno (come a Reggio Emilia, Bolzano e Venezia, i tre esempi grafici riportati qui sotto).
L’augurio dunque è che l’amministrazione comunale di Verona sappia mettere in campo il prima possibile una comunicazione di altro livello per la mobilità ciclistica, per preparare e motivare la cittadinanza in vista del prossimo cambio di scenario ciclabile sulle nostre strade.
Sei di Verona città o provincia e hai a cuore il potersi muovere in bici nella vita quotidiana e nel tempo libero in modo bello e pratico senza rischiare? Hai qualche capacità (organizzativa, grafica, contabile, …) o daresti comunque una mano imparando da chi di noi già se ne occupa?
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(da Ruotalibera 185 – maggio-agosto 2025)

