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La ruota di una vita

Storia di una gomma incompresa

Ero Gomma, la ruota di una bicicletta. Ho visto tante cose e ora sono qui, speranzosa e con una penna in mano, pronta a raccontarle.

Durante la mia breve vita da ruota ho percorso milioni di strade, ho corso centinaia di sentieri e, ahimè, qualche volta mi sono pure schiantata addosso ad alberi enormi, dal grande tronco.

Ricordo con affetto il mio primo breve percorso, ero una gomma nuova di zecca allora, ed il mio proprietario era un vivace bimbo. Ero installata sulla sua prima bici senza rotelline: come potrete immaginare, miei cari lettori, di voli, in quel periodo, ne ho fatti molti.

Sono caduta su una strada piena zeppa di sassolini, senza ferirmi, sono scivolata su un prato di foglie autunnali, con una soffice caduta, ma un giorno con un’impennata pericolosa su un masso appuntito, mi sono bucata. Ricordo ancora il dolore provato, era un forte bruciore, che sembrava non sparire mai. Per fortuna, il mio giovane padrone mi ha portato da un bravissimo meccanico, che in quattro quattr’otto mi ha aggiustata. Insieme al mio compagno d’avventura sono cresciuta e ho imparato ad esplorare i percorsi più nascosti.

Quanto era bello rotolare di sera, piano piano, sulle strade ancora calde d’estate, quando tutte le persone stavano in casa a guardare la televisione, mentre io e il mio amico andavamo incontro all’avventura. Durante un tramonto dalle sfumature gialle e viola trovammo un cagnolino, tutto solo e abbandonato, e lo portammo con noi.

Da quel giorno diventò un fedele amico, e ci seguì durante tutte le nostre esplorazioni. Quei momenti trascorsi furono gli istanti più belli, mi sentivo amata da un corpicino piccolo ma con un grande cuore.

Purtroppo il tempo passa e gli orologi scorrono, avrei voluto fermare quella lancetta, per rimanere così per sempre, ma come sapete è impossibile.

Il mio proprietario divenne un adolescente e presto mi lasciò sola, accantonata in un tetro e buio garage. Non so quanti anni passarono prima che potessi nuovamente rivedere la luce, so solo che un giorno delle mani da signora anziana mi portarono via dalla mia amata bici: fui messa su un furgone bianco, e iniziai un lungo viaggio.

Ricordo che percorremmo una strada piena di buche e di curve, che mi fecero volare e sobbalzare di tanto in tanto. Insieme a me c’ erano altri strani oggetti: una porta di un frigorifero giallo, una scarpiera scrostata, una vecchia libreria e tanti giocattoli rotti. Arrivammo a destinazione la mattina di una fredda giornata d’inverno.

Quando mi scaricarono, mi strattonarono malamente e mi consegnarono ad una giovane ragazza, che mi accolse con un grande sorriso. Venni subito esposta su un tavolino di legno traballante, vicino a me potevo vedere articoli di ogni genere. Quando arrivò una grande folla capii di essere in un mercatino dell’usato. Mi sentii triste e abbandonata, il mio padrone mi aveva lasciato senza alcun ripensamento, dopo tutto quello che avevamo trascorso insieme. Avevo freddo, la neve scendeva dal cielo con grande velocità ed ero certa che presto tutto sarebbe diventato bianco. Mi addormentai e al mio risveglio mi sentii toccare ed esaminare da un giovane uomo, mi guardava sorridendo, non capivo cosa stava succedendo. Poco tempo dopo mi resi conto di essere in una casa con un caminetto acceso: avevo un nuovo padrone.

Passò ben poco tempo che fui subito montata su una nuova bicicletta, questa volta era una bici da corsa. Da subito notai parecchi cambiamenti, la mia gomma era stata trasformata ed ora ero una ruota più snella, inoltre io e il mio nuovo compagno di chilometri spesso percorrevamo strade in salita oppure lunghe e pericolose discese. Dovetti dimenticare le esplorazioni serali ma imparai il vero significato della parola fatica. Ci allenavamo ogni giorno, per diverse ore, le distanze percorse erano enormi e, a volte, ero completamente esausta dal mio nuovo lavoro.

Quando per la prima volta partecipai ad una gara fu bellissimo. Al via, i piedi del mio amico si misero immediatamente a pedalare, ed io sfrecciai alla velocità della luce.

Mi sembrava quasi che lo sfregamento con il terreno avesse provocato migliaia di scintille, potevo percepire un grande calore che mi percorreva in ogni centimetro.

Potevo osservare il paesaggio che, intorno a me, mutava con la velocità di un battito di ali, vedevo gli alberi diventare cespugli, il prato trasformarsi in terreno arido e il sole danzare nel cielo. Sentivo l’aria sfiorarmi e cullarmi, quel soffio mi dava la forza di continuare a correre per raggiungere l’arrivo. Dopo qualche ora mi resi conto di aver seminato tutti gli altri concorrenti, e quando vinsi il primo premio non rimasi affatto sorpresa. Io e il mio proprietario avevamo lavorato duramente, la vittoria premiava così tutte quelle difficili ore trascorse a correre su strade di ogni genere.

Fu la prima medaglia d’oro di molte altre. Furono gli anni più impegnativi della mia vita ma anche i più premiati. Dopo un lungo periodo di gare, il mio compagno si ruppe una gamba e, a causa dell’incidente, non poté più montare su una bici. Con mia grande tristezza fui ancora una volta abbandonata. Venni ceduta ad un signore anziano con un modesto lavoro. Non sapevo cosa aspettarmi da questo nuovo padrone che non conoscevo affatto. Abituata al brivido della corsa ero molto triste e confusa sul mio nuovo futuro.

Dopo essere stata accarezzata da mani grandi e rugose venni montata su una bicicletta rossa con un grande cestino dalla stessa sfumatura. La mia nuova postazione era ben diversa dalla precedente, ma non era male, quel colore acceso mi rendeva entusiasta e felice. Il nero della mia gomma stonava con il resto
della bici e, per questo motivo, venni dipinta di blu.

L’allegro signore mi mostrò immediatamente il percorso che avremmo ripetuto ogni giornata, solo allora capii a cosa servisse quell’enorme cestino. Ero diventata la ruota della bici di un postino. Anche io, come il signore sul sellino, ero ormai vecchia, avevo diverse toppe che ricoprivano il mio corpo e non mancavano punti nei quali la gomma si era consumata. Ero felice, dopotutto, di potermi riposare.

La mia giornata iniziava all’alba e si concludeva al tramonto, consegnavo centinaia di lettere al mese e spesso venivo salutata con il sorriso, altre volte il mio arrivo procurava dolore. Ricordo un episodio in particolare, dopo una lunga mattinata lavorativa ero giunta alla casa di una giovane famigliola. Quando il mio amico consegnò la lettera vidi uno sguardo triste negli occhi del padre, che dopo aver aperto la busta, scoppiò in un pianto soffocante: la madre di lui era morta.

Non conoscevo quell’uomo, ma ogni giorno alle dieci lo incontravo e il mio compagno di consegne gli porgeva una lettera. La notizia mi rese molto triste e percepii il dolore da lui provato.

Per fortuna, il dolore nelle mattinate di un postino era ben poco. Vi erano molti momenti di gioia: notizie di gravidanze, poesie d’amore, racconti segreti e molto altro. Non mi sono mai sentita inutile in quel periodo, ma quando il mio proprietario morì decisi che era arrivato il momento di andare in pensione. Trascorsi gli ultimi anni della mia vita accerchiata da bimbi che volevano farmi rotolare sulla strada per giocare sempre a nuovi giochi; dopo che mi fui completamente consumata e rovinata venni buttata nella spazzatura. Una dolce signora mi raccolse e mi consegnò ad una ditta di riciclo.

Ora sono Ball, un pallone da calcio e la mia nuova vita, cari lettori, è appena iniziata…

di Sofia Melotti – Liceo “Angelo Messedaglia” – 5^ C – A.S. 2017-2018 (*)

(*) “La bici ci salverà”, programma di Raitre, visto a scuola con i miei studenti, ha solleticato la loro fantasia… (prof.ssa Fabrizia Graziani)

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