Il punto del Presidente

L’erba del vicino

Il punto - Ruotalibera 159

Se sia più verde non lo so; ma se è quella delle ciclabili, allora spesso è più curata. Se poi il vicino è la Provincia di Trento, allora pare di essere su Marte.


Confrontate le foto, recentissime. Una è stata presa sulla nostra ciclopedonale delle Risorgive, l’altra sulla ciclovia della Valsugana. Per i giusti accoppiamenti non serve notare le montagne, basta lo stato della pista e in particolare dell’erba. A fine maggio siamo stati in Valsugana con una nostra escursione, e nei circa 40 km trentini abbiamo incontrato quattro – dico quattro – squadre di operai della Provincia intenti allo sfalcio dell’erba e altra manutenzione.

Guardate invece com’è ridotta nella foto la ciclopedonale delle Risorgive: erba ad altezza d’uomo, che invade la carreggiata e spesso in curva impedisce la visibilità di chi ti viene incontro. È evidente che l’ultimo sfalcio – eseguito non dai comuni, ma dal Consorzio di Bonifica – risale a parecchi mesi fa.

Eppure le premesse sembravano quelle di un amore eterno: un’inaugurazione doppia, per podisti e per ciclisti, con cerimonie ancestrali a base di ampolle d’acqua fluviale. E invece, tagliati i nastri… La realtà è che dopo quasi un anno i comuni devono ancora sottoscrivere col Consorzio l’ovvia convenzione che li vincolerebbe alla manutenzione ordinaria della pista, e il risultato è questo. Era meglio frenare l’ottimismo, come insegnava Leo Longanesi: “l’Italia alla manutenzione preferisce l’inaugurazione”. L’inaugurazione dà visibilità e consenso, mentre la manutenzione è un intervento metodico e seminascosto che se possibile si salta volentieri.

Va detto comunque che le Risorgive sono solo un esempio di quello che si trova girando il Veneto; e che anche da noi esistono esempi virtuosi (come la Terradeiforti di Dolcè) ma sporadici, legati a singoli amministratori che hanno mostrato in tempi non sospetti (lontani dall’inaugurazione…) una forte motivazione e ora si danno da fare per tenere bene quanto realizzato.

La facile obiezione “Ma i trentini hanno molti più soldi di noi” si smonta subito: anche li avessimo, noi li useremmo per altre cose. Inutile raccontarsi storie, a determinare le scelte non è quello. Invece la Provincia di Trento ha fatto questa chiara scelta quasi 30 anni fa, destinando ogni anno assieme agli stessi comuni importanti risorse alla manutenzione della sua rete ciclabile, ma traendone anche un considerevole indotto economico e sociale.

Chiudo col “convitato di pietra”: la Regione Veneto. Chi dovrebbe stimolare i nostri comuni a fare il loro dovere, anche aiutandoli un po’, se non lei? Due buoni motivi? Primo: in queste opere ha investito milioni di Euro, e dopo poco se li vede trattati così. Secondo: col depotenziamento delle Province, solo lei potrebbe farlo. Interpellata da tempo sulla questione, la Regione glissa, e per ora ha dato chiaramente da intendere che non vuole entrarci e, in particolare, dedicarci risorse. Eppure alle inaugurazioni la Regione non manca mai, con tante belle parole e pacche sulle spalle di sindaci che dopo pochi mesi fanno questo… Che sia ancora una volta l’”Effetto Longanesi”?

(da Ruotalibera 159 – settembre/ottobre 2018)

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