Mobilità Urbana

Bike lane e collegamenti ciclabili: lo sviluppo della mobilità sostenibile nell’est veronese

“Avevamo appena terminato alcune asfaltature, e il Decreto Rilancio che istituisce le bike lane, o corsie ciclabili, era ancora caldo di pubblicazione. Davanti ad una di queste belle strade, ancora tutta nere, c’è venuta l’idea: abbiamo chiesto all’ufficio tecnico comunale di attendere prima di stendere la segnaletica orizzontale e, a seguito di un sopralluogo con l’ingegnere Francesco Seneci di Net Mobility Srl, abbiamo preso la decisione: qui si farà una corsia ciclabile”.

Daniele Adami

Nasce così la prima bike lane, o corsia ciclabile, della provincia di Verona. Nasce in Via Fiume, nel Comune di San Bonifacio, nell’ambito dell’amministrazione Provoli II, su proposta del consigliere delegato alla mobilità Daniele Adami e del consigliere delegato al Piano generale del traffico urbano e alla Ciclabilità Luca Rossi. Nasce per una coincidenza, ma non per caso: “Il rapporto con Seneci di Net Mobility, che ci ha aiutato a superare alcune perplessità iniziali, tra cui quelle dei vigili urbani, era già attivo da tempo” spiega infatti Adami. “A lui e alla sua società avevamo infatti affidato l’incarico di redigere il Piano generale del Traffico Urbano perché vogliamo avere una visione completa delle potenzialità e delle criticità del nostro territorio a livello programmatorio. Inoltre – prosegue Adami – con Agenda 21, un’altra società di servizi per la mobilità sostenibile, stiamo lavorando al progetto “Scuol@BIS – Bambini in Sicurezza”, che prevede pedibus nelle quattro scuole primarie di primo e secondo grado del paese, che partirà a breve in due scuole su quattro coinvolgendo circa 800 studenti”. “Via Fiume – puntualizza ancora Adami – è una strada che porta, appunto, ad una scuola, e confidiamo che dopo questa seguiranno altre corsie ciclabili”.

Luca Rossi

Non va tralasciato il fatto che sia Adami che Rossi sono soci Fiab di lungo corso. E che, almeno in parte, sono innesti nuovi dell’amministrazione Provoli II. “Questa è la mia prima esperienza amministrativa – conferma Adami – alle elezioni amministrative 2019, su richiesta dell’allora amministrazione uscente, ho accettato la sfida di portare ciò in cui credo nel governo del territorio. Questo delle corsie ciclabili, del pedibus e del piano generale del traffico urbano, è quanto stiamo facendo”. Va in realtà aggiunto anche il progetto della Ciclabile dei 3 Comuni che, sulla falsariga di una vecchia proposta Fiab del 2004, punta ad unire San Bonifacio, Soave e Monteforte d’Alpone. “Qui l’aspetto forse più interessante – commenta sempre Adami – al di là del significato intrinseco di collegare tre comuni che distano in linea d’aria circa 3 chilometri tra loro, è la nascita di un movimento d’opinione che punta ad estendere tale collegamento anche al resto dei comuni della Val D’Alpone. Il Sindaco di Montecchia di Crosara ha già ricevuto copia della petizione da 1.200 firme. Anche Arcole ha ricevuto la petizione, seppure in parte sia già collegato a noi. Si noti che il vero ostacolo allo sviluppo della mobilità sostenibile nell’est veronese è rappresentato dalla Strada Regionale 11 che divide tutti i nostri comuni. Da est ci incalza positivamente Vicenza, che ha già portato sul confine di Gambellara i collegamenti ciclabili tra i suoi comuni”.

Ma come è stata recepita la novità della bike lane da parte della popolazione? “Una volta fatta, la corsia ciclabile va spiegata ai genitori degli studenti delle scuole, ai commercianti con i negozi che si affacciano sulla via, agli automobilisti che percorrono la strada interessata dalla bike lane. Qui tocchiamo con mano l’importanza della comunicazione su cui Fiab giustamente insiste da sempre. Dicevo che gli stessi vigili urbani avevano manifestato perplessità perché la novità è stata introdotta nel Codice della Strada con un decreto, suscettibile di modifiche in fase di trasformazione in legge. La nostra posizione è che nella trasformazione in legge non potrà intervenire alcun stravolgimento che possa vanificare gli investimenti e gli sforzi fatti da molti comuni in tutta Italia. Nei confronti dei cittadini va invece spiegato che la corsia ciclabile non modifica la natura della corsia stradale ma ne specifica meglio l’uso, riservandone una parte alle biciclette. In assenza di biciclette le auto possono continuare ad usare tutta la corsia. Non nascondo che critiche ce ne sono state e continuano ad essercene: dai commercianti che temono di uscire penalizzati dai cambiamenti agli automobilisti che si sentono compressi in una corsia di “soli” 2,75 metri. Quest’ultimo è in realtà un effetto positivo della bike lane, perché induce ad aumentare l’attenzione e a condividere la strada, moderando di conseguenza la velocità. Sul commercio bisognerebbe guardare le cose con maggiore serenità perché è noto e dimostrato da tanti studi che gli spostamenti dolci aumentano la visibilità delle vetrine e quindi dei prodotti in esse contenuti. Il cambiamento coinvolge dunque non solo il Codice della Strada ma un’intera cultura, e di conseguenza richiede tempo, oltre ad una buona comunicazione. Poi c’è anche chi si lamenta perché la corsia ciclabile non permette più la sosta selvaggia a cavallo dei marciapiedi, ma queste rimostranze si commentano da sole”.

Un grosso punto interrogativo per la tenuta della mobilità della cittadina dell’est veronese si profila per settembre con la riapertura delle scuole: “Siamo seriamente preoccupati per quello che potrebbe accadere a settembre con la ripresa delle scuole – conclude Adami – i nostri dati ci dicono che ogni giorno i bus portano in paese mille studenti e che legati alle attività scolastiche ci sono consistenti flussi sulle principali arterie urbane. Se a settembre, in ragione delle misure anticovid, l’auto dovesse configurarsi come una scelta obbligata o comunque preferibile per le famiglie, sarebbe il disastro. Per questo acceleriamo sulla programmazione, abbiamo chiesto ai tecnici di fornirci degli scenari sulla base dei quali approntare delle contromisure, e stiamo accelerando sulle alternative, come il pedibus, ma anche le corsie ciclabili”.

(da Ruotalibera 167 – luglio-settembre 2020)

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Michele Marcolongo

Michele Marcolongo è nato il 5 novembre 1975 a Verona, la città dove vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova con il massimo dei voti, dal 2005 svolge attività giornalistica e di comunicazione collaborando con quotidiani, riviste e come addetto stampa di associazioni ed esponenti politici. Nel campo della comunicazione per la mobilità sostenibile dall’ottobre 2010 collabora con il trimestrale BC (la rivista di FIAB nazionale) mentre è da oltre un decennio addetto stampa di FIAB Verona e capo redattore della rivista Ruotalibera.
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