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Comuni ciclabili: istruzioni per l’uso

Il Comune di Verona riceverà la bandiera gialla Fiab e il riconoscimento di Comune Ciclabile. Detta così, senza spiegazione, la notizia può lasciare a dir poco spiazzati. In realtà il riconoscimento di cui si parla non è un premio ma una valutazione. L’adesione al progetto Fiab ComuniCiclabili, che anche il comune scaligero ha recentemente formalizzato, comporta l’impegno a sottoporre le politiche della mobilità ad una valutazione redatta da team di esperti secondo criteri oggettivi, scientifici. L’esame prende in considerazione non solo l’aspetto strettamente trasportistico, dunque i chilometri di ciclabile a disposizione dei ciclisti, ma anche l’accessibilità e la permeabilità della città alle biciclette (zone trenta, tasso di motorizzazione), il grado di apertura al cicloturismo e la capacità di comunicazione del comune.

Tutti questi elementi concorrono a formare una valutazione sintetica che si sostanzia nei bike smile, variante ciclistica delle stellette, che possono variare da un minimo di uno (comune poco ciclabile) ad un massimo di cinque (comune ciclabile).

“È un po’ come accertare il livello di colesterolo: se prima non vado dal medico non potrò mai scoprirlo”, esemplifica Valeria Lorenzelli, responsabile organizzativa e direttrice creativa del team ComuniCiclabili”.

“Pertanto il Comune di Verona non mi sembra da biasimare, anzi, sottoporsi all’esame è una scelta sensata e per certi versi coraggiosa. Ricevere la bandiera gialla non significa infatti essere automaticamente il primo della classe, significa soltanto accettare di farsi giudicare. Verona, come tutti gli altri comuni, manderà al nostro gruppo di valutazione tutti i documenti richiesti. Previo controllo anche da parte della Fiab locale, finiranno dentro un grande foglio excel. Il gruppo di valutazione opererà quindi il confronto con città simili per dimensione e sulla base di questo confronto verranno assegnati i bike smile. Per dire, Verona è destinata ad essere messa a confronto con Bologna o Brescia o Ferrara. E state tranquilli che non regaliamo niente a nessuno”. Una precisazione importante da fare è che i bike smile non vengono assegnati in base ad una idea astratta di città ciclabile ma tengono conto del contesto reale delle città italiane. Così, il valore 5 non è assolutamente indicativo di un grado di ciclabilità ideale, indica piuttosto il livello raggiunto dalle migliori esperienze italiane.

Sulla guida ufficiale viene detto chiaramente che “se si fosse preso come riferimento (benchmark) una delle migliori realtà olandesi o danesi, e dunque il massimo a livello europeo, tutte le realtà italiane sarebbero state compresse nella fascia 1-3 o addirittura 1-2 bike smile”, e ciò non avrebbe reso giustizia né alle differenze tra comuni né agli sforzi che molte amministrazioni riescono comunque a mettere in campo”. L’essenza del progetto ComuniCiclabili sta dunque nel confrontare con criteri omogenei le eterogenee realtà dei comuni italiani.

E qui entra in gioco il secondo aspetto del progetto: “L’obiettivo della valutazione – si dichiara nella guida – è stimolare e accompagnare un processo virtuoso di restituzione delle città e dello spazio collettivo alle persone” migliorando la mobilità ciclistica attraverso la realizzazione di infrastrutture, l’attuazione di politiche e azioni specifiche, l’adozione di comportamenti virtuosi. “Un percorso che sarà lungo e faticoso e che richiederà più di una generazione”.

Lorenzelli lo spiega con un’altra metafora: “Se io mi iscrivo ad un corso di tennis non è detto che sappia già giocare. Ci sono dei requisiti minimi per aderire a ComuniCiclabili. Qualora si venga ammessi e ci si possa dunque fregiare del relativo marchio e della bandiera, è un po’ come entrare a far parte di un club dove i comuni possono imparare reciprocamente. L’ambizione è di arrivare a istituire una vera e propria scuola di comuni ciclabili”.

Cerchiamo allora di scendere nel dettaglio per capire cosa i comuni già aderenti – una settantina di cui 17 Comuni capoluogo (Torino, Brescia, Trento, Vicenza, Bologna, Cesena…) – stanno facendo in concreto per guadagnare o perdere i bike smile.

“Teniamo conto che quella 2018-2019 è soltanto la seconda edizione di ComuniCiclabili. Ad aprile convocheremo i comuni della prima edizione proprio per capire se stanno facendo qualcosa di nuovo oppure no” continua Lorenzelli. “Va infatti considerato che i tempi della pubblica amministrazione sono piuttosto lunghi, pertanto da un anno all’altro non è sempre possibile apprezzare delle differenze. Nel corso di 12 mesi possono però essere messe in campo azioni di promozione e comunicazione. Possiamo fare l’esempio di Grado e Ferrara, arrivate alla consegna degli attestati in due condizioni diverse: Ferrara nell’ultimo anno aveva realizzato delle nuove infrastrutture perché aveva progetti già pronti. Grado invece non aveva nuove piste da presentare ma aveva attivato un grande evento per pubblicizzare l’uso di una grande ciclovia internazionale che insiste sul suo territorio. Questo per dire che è sempre possibile fare qualcosa di innovativo”.

Un ultimo, ma fondamentale, aspetto da sottolineare è che non esiste un solo modello di città ciclabile. Specialmente in Italia le vie dei comuni ciclabili possono essere diverse. Ad esempio Trento ha guadagnato solo 3 bike smile, uno in meno di Brescia che pure non è rinomata come città ciclabile e non è sulla rotta di vie grandi cicloturistiche. A vantaggio di Brescia hanno però giocato una vastissima zona 30, un eccellente bike sharing e l’attivazione di altri servizi a favore dei ciclisti.

(da Ruotalibera 162 – aprile-giugno 2019)

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