Mobilità Urbana

Corsie ciclabili

Nei giorni scorsi è apparsa in varie strade urbane di Verona – e in altre apparirà nei giorni a venire – una nuova segnaletica riguardante la mobilità ciclistica, quella delle corsie ciclabili: una parte della carreggiata delimitata da una striscia bianca discontinua e contrassegnata da pittogrammi di bici e frecce che indicano la direzione di percorrenza.

Prima di questa novità, sulle nostre strade si erano viste solo le piste ciclabili previste dal vigente Codice della Strada (D.L. 30 aprile 1992, n. 285), ovvero aree riservate alle sole biciclette che possono essere:

  • in sede propria, separate dalla carreggiata stradale per mezzo di uno spartitraffico fisicamente invalicabile largo almeno 50 cm, a unico o a doppio senso di marcia, con larghezza minima di 1,50 m se a senso unico e di 2,50 m se a doppio senso; oppure
  • su corsia riservata ricavata a destra della carreggiata stradale da cui è separata da due strisce continue affiancate, una bianca e una gialla, solo nello stesso senso di marcia, con larghezza minima di 1,50 m comprese le strisce.

L’apparizione a Verona delle nuove corsie ciclabili ha destato varie perplessità, alcune decisamente sopra le righe e molte derivanti da un affrettato confronto con le classiche piste ciclabili: ci si è chiesto ad esempio se non fossero altro che “piste malfatte”, “piste fatte sbrigativamente”, o simili.
Ciò che però spesso non si sa è che questo strumento delle corsie ciclabili – che sottolineiamo essere diverso da quello delle piste ciclabili, occhio alla terminologia! – esiste all’estero da molti anni col nome di bike lanes (in inglese “corsie per bici”) o anche, nel mondo germanico, di Schutzstreifen (in tedesco “strisce di protezione”), con una rispettabile storia e consolidate statistiche che ne hanno mostrato l’efficacia in ambito urbano.

Come porsi dunque di fronte a questa novità, e come usarla? Iniziamo dal testo con cui la corsia ciclabile è descritta, all’art. 229 del “Decreto Rilancio” convertito in legge a metà dello scorso luglio:

CORSIA CICLABILE
Parte longitudinale della carreggiata, posta a destra, delimitata mediante una striscia bianca discontinua, valicabile e ad uso promiscuo, idonea a permettere la circolazione sulle strade urbane dei velocipedi nello stesso senso di marcia degli altri veicoli e contraddistinta dal simbolo del velocipede. La Corsia ciclabile è parte della ordinaria corsia veicolare, con destinazione alla circolazione dei velocipedi.

Mettiamo in evidenza alcuni punti che si deducono oggettivamente dal testo ufficiale.

Per quanto riguarda la forma:

  • le corsie ciclabili sono evidenziate da una linea bianca tratteggiata;
  • sono sempre monodirezionali;
  • possono essere tracciate solo sulle strade urbane;
  • non è stabilita una dimensione standard;
  • fanno parte a pieno titolo delle corsie veicolari;
  • deve essere sempre riportato il pittogramma della bicicletta, meglio se accompagnato con la freccia direzionale;
  • non serve la segnaletica verticale.

Per quanto riguarda l’uso:

  • le corsie ciclabili sono destinate alla circolazione delle biciclette e possono essere valicate dagli altri veicoli in caso di necessità (ad esempio per l’incrocio di veicoli su strade strette o per accedere a uno spazio di sosta) e se non è impegnata da biciclette;
  • i veicoli che la attraversano devono comunque dare la precedenza alle biciclette in transito.

Crediamo anche che possano essere pacificamente condivise le seguenti osservazioni.

  • A differenza delle piste ciclabili, che rappresentano uno spazio totalmente riservato e invalicabile dagli altri mezzi, le nuove corsie ciclabili sono dichiaratamente valicabili quando necessario anche dagli altri mezzi, fermo restando il fatto che come uso stabile sono destinate alla circolazione delle biciclette. Pensiamo dunque che il loro significato sia soprattutto quello di uno spazio di priorità e rispetto per la mobilità dolce, che se serve può essere usato anche dagli altri mezzi: in altre parole, un segnale di maggior attenzione e tutela per l’utenza debole sulle strade, senza voler penalizzare nessuno.
  • Oltre che alle biciclette, le corsie ciclabili sono parimenti destinate anche ad altri veicoli di mobilità dolce, quali ad esempio i monopattini.

Tutto ciò premesso, illustriamo ora perché FIAB Verona ritiene che le corsie ciclabili possano dare un valido contributo alla mobilità cittadina, orientandola verso una maggior sostenibilità: lo facciamo qui nel seguito con una formula di confronto, dando risposta ad alcune delle obiezioni che abbiamo sentito in questi ultimi giorni.

Obiezione 1

Le corsie ciclabili sono uno strumento figlio della fretta, senza reale efficacia e portatore di rischio.

Come detto, le corsie ciclabili sono state introdotte a metà maggio nell’ambito del Decreto Rilancio poi convertito in legge a metà luglio, dunque fanno parte di un pacchetto di provvedimenti introdotti in via emergenziale per affrontare una prevedibile crisi della mobilità nelle città legata al calo di prestazioni del trasporto pubblico: il chiaro rischio da fronteggiare, specie in vista del riavvio delle scuole, è che il traffico automobilistico privato vada fuori controllo rendendo le città invivibili. Non si può dunque negare che la comparsa qui da noi delle corsie ciclabili sia legata allo stato d’emergenza in cui ci troviamo. Tuttavia, sempre come detto sopra, esse esistono all’estero da parecchi anni (ad esempio in Germania almeno dal 1997) e hanno dato prova di buona efficacia quando usate in ambito urbano nel modo opportuno: dunque non si può affermare che esse siano un salto nel vuoto, perché si è trattato solo di introdurre anche qui in Italia uno strumento che altrove ha un’esperienza consolidata. E l’argomento, che spesso si sente dire, “Sì ma gli italiani sono diversi, troppo indisciplinati” è la solita scusa per non cambiare mai nulla: l’italiano ha solo bisogno che le cose gli vengano spiegate in modo convincente, ma poi le cose le fa anche meglio degli altri. La legge Sirchia sul divieto di fumo nei locali chiusi, che nel 2003 ci ha posto all’avanguardia in Europa, ne è un esempio eloquente.

Obiezione 2

Le corsie ciclabili sono una finta garanzia, una specie di “piste ciclabili di serie B”: solo una sede totalmente riservata può dare alle biciclette la necessaria sicurezza.

A volte le sedi stradali hanno misure insufficienti a realizzare piste ciclabili secondo le misure citate in precedenza lasciando un sufficiente spazio residuo per il traffico veicolare (tipicamente 2,50 m, che diventano 3,25 m se di lì passa il servizio pubblico): in altre parole, non è possibile ricavare piste ciclabili ovunque. Ma allora ci (e vi) chiediamo: è davvero una buona idea fare piste ciclabili dappertutto, o non sarebbe solo un cedere all’idea dell’auto “padrona della strada”? Noi crediamo che la risposta corretta sia la seconda, e che la mèta debba invece essere quella di una positiva convivenza negli spazi urbani senza dover sempre necessariamente mettere barriere in ogni situazione: in questo senso la corsia ciclabile, dove possibile e opportuno, può dare una risposta intermedia a questa esigenza di maggior tutela della mobilità dolce, una delimitazione che crea non barriere ma maggiore sensibilità. Attenzione però: non stiamo dicendo che le corsie ciclabili vadano bene su ogni strada urbana. Ad esempio, non sarebbe ragionevole tracciarle dove la prossimità col traffico motorizzato è più a rischio, come nelle strade di scorrimento (circonvallazione esterna, viale Piave, via Unità d’Italia, …); ma nelle zone urbane dove il traffico è di per sè moderato e dove usare la bici può essere conveniente (ad esempio all’interno delle mura magistrali, ma forse per capirci anche via San Marco potrebbe essere adatta) esse possono diventare un utile passo nella costruzione del reciproco rispetto che si sta portando avanti col progressivo allargamento della Zona 30, con l’appello ad evitare distrazioni e ad osservare le norme stradali alla guida di ogni mezzo, e così via.

Obiezione 3

Le corsie ciclabili a fianco degli stalli di sosta delle auto non vanno bene perché pericolose: se qualcuno apre all’improvviso la portiera dell’auto?

Iniziamo dicendo che l’apertura della portiera nel lato stradale senza guardare la situazione alle spalle è una manovra del tutto scriteriata che un autista cosciente non dovrebbe mai compiere, a maggior ragione quando poco prima per parcheggiare ha dovuto varcare una corsia ciclabile che avrà sicuramente visto. Non ci parrebbe comunque opportuno evitare per principio di realizzare corsie ciclabili a fianco di stalli di sosta per auto solo per questo timore: pensiamo invece sia più utile ed educativo fare appello all’attenzione e al rispetto da parte di tutti, sia da parte dei ciclisti nel prevedere per quanto possibile tale rischio guardando in anticipo davanti a sè e moderando la velocità, sia soprattutto da parte degli automobilisti, pregandoli di fare attenzione a gesti di grave superficialità che mettono a repentaglio la salute degli altri, talvolta pure la propria. Un buon inizio sarebbe l’adottare nell’apertura della portiera l’ottima pratica della Manovra all’Olandese (internazionalmente nota come “The Dutch Reach”), un elementare toccasana che evita questi incidenti in modo naturale agevolando persino la discesa dall’auto dello stesso autista. Per osservare questa manovra, che consiste semplicemente nell’aprire la portiera con la mano destra anziché con la sinistra (ciò porta spontaneamente a girarsi col busto potendo così accorgersi di eventuali ciclisti in arrivo) e viene insegnata da decenni nelle scuole guida olandesi, vi invitiamo a guardare questo video (riportato anche in fondo a questa pagina).

In base a tutte queste considerazioni, in particolare a seguito della positiva esperienza maturata da anni in altri stati e a causa dell’oggettiva emergenza per la mobilità urbana che è prevista verificarsi da settembre in poi, noi di FIAB Verona abbiamo incoraggiato il Comune ad applicare fin da subito questo nuovo strumento delle corsie ciclabili in varie strade del nostro tessuto urbano, cominciando da quelle – come la circonvallazione interna e le strade della zona di Cittadella – che più possono aiutare gli studenti degli istituti scolastici superiori a recarsi a scuola in bicicletta. In quest’ultimo obiettivo siamo stati aiutati anche dal valido supporto di un attivo coordinamento dei dirigenti e mobility manager delle scuole superiori di Verona, che hanno intuito l’importanza del momento per cogliere l’opportunità data dall’emergenza di dare una svolta positiva alle abitudini di una città ancora troppo lenta nel migliorare la propria mobilità. Naturalmente nell’augurio che la svolta si verifichi davvero e resti come patrimonio duraturo anche in un orizzonte futuro, quando sperabilmente questa grande crisi sanitaria sarà alle nostre spalle.


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FIAB Verona - Amici della Bicicletta ONLUS promuove un modello di città "possibile", sempre più centrato sulle esigenze dei pedoni, dei ciclisti e degli utenti dei mezzi pubblici. Propone stili di vita sostenibili basati sull'utilizzo della bicicletta come mezzo abituale di trasporto e di svago e si impegna quotidianamente quale portavoce dei cittadini, per interloquire con l’Amministrazione Pubblica affinché prenda provvedimenti per favorirne e tutelarne l’uso. Conta circa 1.800 iscritti, confermandosi l'associazione FIAB più numerosa d'Italia. L' 85-90% dei soci dichiara di iscriversi per ragioni ideali, per richiedere alle Istituzioni un maggiore impegno a favore della mobilità sostenibile.
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