El canton del Bepo

Il navigatore da bici

El canton del Bepo - Ruotalibera 151

Dov’eravamo rimasti? Diceva Enzo Tortora tornato a Portobello dopo l’ingiusta condanna subita. Ah, sì con la faccia a terra, sul duro e freddo asfalto, con un infarto in atto e alcune persone che, per fortuna mi hanno soccorso.

Che strano, per un attimo ho ripensato non alla mia vita passata (come dicono nei romanzi), bensì a quella futura che non avrei avuto. A tutti gli impegni che avrei disatteso. Primo fra tutti quello con i ragazzi che mi aspettavano a Villa Buri. Ho fatto telefonare al Presidente, scusandomi per l’assenza. E, non ci crederete, assieme a tutti i lavori che avrei lasciato incompiuti, anche a quelli di FIAB. Questo canton, ad esempio, come sarebbe uscito? Listato a lutto? Con quale articolo di commemorazione? Chi l’avrebbe scritto? Domande oziose, dal momento che la fortuna e le tante persone che mi hanno assistito hanno permesso al vostro scrivano di occupare ancora una volta, indegnamente, questa quarta di copertina.

La fortuna aiuta… i fortunati.

Quella mattina, infatti, contrariamente alle altre occasioni in cui andavo a Villa Buri a insegnare ai bambini il valore del movimento e la bellezza dell’andare in bicicletta, avevo dimenticato il casco. Mi capita, anche perché la mia testa è fuori misura e nel casco entra sempre a fatica. Quando, persa conoscenza, sono caduto a peso morto sull’asfalto e a faccia in giù, il naso ha fatto quello che avrebbe fatto la visiera del casco: mi ha riparato la testa.

Poiché la bicicletta fa comunque bene e già una volta mi aveva salvato la vita, è impensabile decidere di abbandonarla. Sarebbe un suicidio. Però d’ora in avanti mi imporrò di portare più spesso il casco. Certo non mi proteggerà dall’infarto o dall’arrotamento di un camion, ma almeno il naso non me lo romperò più :).

(da Ruotalibera 151 – gennaio/febbraio 2017)

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Bepo Merlin

Giuseppe Merlin, per tutti Bepo, ciclista urbano e appassionato cicloturista, va in bici da sempre, ma più convintamente da quando, a seguito del primo infarto, il medico gli ha detto di essere in debito della vita nei confronti della sua due ruote. Da allora si spende senza risparmio per la promozione della ciclabilità, in veste di socio-attivo e animatore di uscite e serate culturali. È stato anche Direttore di FIAB nazionale (succedendo all'indimenticato Gigi Riccardi e prima dell'attuale Francesco Baroncini), lasciando di sè un bellissimo ricordo in tutti coloro che hanno avuto il piacere di incontrarlo e conoscerlo, durante una delle sue molte "visite pastorali" in giro per le varie associazioni d'Italia. Tuttora collabora con FIAB Verona in mille forme e con mille strumenti, tra i quali spicca la penna, la sua "arma segreta", che Bepo maneggia con destrezza e rara efficacia. Chiunque legga i suoi scritti, infatti, non può non apprezzarne l'onestà intellettuale e la lucidità di analisi. Da tempo immemorabile tiene la sua personale rubrica "El cantòn del Bepo" nell'ultima pagina della rivista Ruotalibera, di cui è stato per anni capo redattore, riorganizzandola nella veste e nei contenuti così come la vediamo oggi. È stato anche tra i promotori e forti sostenitori della rivista nazionale BC, importante mezzo di comunicazione per le associazioni FIAB italiane e indispensabile organo di diffusione del miglior "ciclopensiero".
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