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Treviso-Ostiglia: rinasce la Via Verde

L’Ostiglia-Treviso è un’ex ferrovia che attraversa un vasto territorio tra Lombardia e Veneto. Le prime idee di realizzazione della linea risalgono al 1887 quando l’imprenditore trevigiano con origini milanesi Graziano Appiani, attivo nel settore dei laterizi e delle piastrelle, necessitava di un collegamento rapido verso Bologna per commercializzare i suoi prodotti. L’idea venne discussa in parlamento soltanto dal 1908 grazie all’azione di vari deputati veneti e la costruzione della ferrovia fu autorizzata nel 1919, dopo la Grande Guerra, mediante un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia.

Il percorso dell’ex ferrovia Ostiglia-Treviso

Nella provincia di Verona la ferrovia si può dividere in 2 tratte: da Legnago a Cologna Veneta, con fermata intermedia a Minerbe, attivata nel 1925, e da Legnago in direzione Ostiglia, con fermate intermedie di Aselogna e Casaleone, attivata nel 1934. Una volta completata fino a Treviso (da Cologna Veneta a Grisignano di Zocco aperta nel 1928 e da Grisignano di Zocco a Treviso nel 1941), la lunghezza totale era di 116 km interamente a binario unico.

I ponti ferroviari sul fiume Adige distrutti in seguito alle incursioni alleate durante la Seconda Guerra Mondiale

Costruita su un sedime sopraelevato rispetto al piano campagna, durante la Seconda Guerra Mondiale questa linea fu facile bersaglio per gli alleati, che la devastarono con bombardamenti e mitragliamenti, causando l’immediata chiusura definitiva della tratta Grisignano di Zocco-Treviso aperta pochi anni prima e la sospensione momentanea del resto della linea.

Per riattivare da subito il traffico ferroviario venne aperto, per circa un anno nel 1946, un interessante raccordo tra la tratta Porto di Legnago- Cologna Veneta (l’unica dell’intera Ostiglia-Treviso a non aver subito danni importanti) e la tratta Porto di Legnago- Monselice della linea per Mantova, in attesa della ricostruzione del ponte sul fiume Adige. Ricostruiti questo ponte, le stazioni di Orgiano e Barbarano-Villaga e 3 caselli, la ferrovia venne riaperta tra Ostiglia e Grisignano di Zocco, con la trasformazione di 3 case cantoniere doppie in fermate per soli passeggeri: San Sebastiano-Asigliano, Nanto e Colzè. La linea rimase così attiva fino al periodo tra il 1965 ed il 1967, quando vennero chiuse definitivamente la Ostiglia- Legnago e la Cologna Veneta-Grisignano di Zocco, lasciando aperta in raccordo merci la tratta più vecchia, la Legnago- Cologna Veneta. Dai documenti del tempo si evince che tra le cause di tale chiusura ci sono la distanza della ferrovia dai centri abitati e l’intenzione di trasformarla in una strada camionabile di fatto mai realizzata. Nel 1988 venne definitivamente chiusa anche la tratta Legnago-Cologna Veneta ed i binari rimossi 9 anni dopo.

La ciclabile sull’ex ferrovia nella Provincia di Padova ad Arsego

Dopo uno stato di abbandono durato parecchi anni, la Regione Veneto ha avviato un valido progetto denominato Green Tour, Verde in movimento, con l’obbiettivo di promuovere la salute ed il benessere dei cittadini e di incoraggiare la scoperta, la conoscenza e la valorizzazione turistica del territorio attraverso la fruizione di un sistema di piste ciclopedonali, percorsi fluviali ed ippovie che interessano 6 province e 81 comuni del Veneto collegando anche Lombardia ed Emilia Romagna.

La dorsale principale è proprio l’Ostiglia-Treviso che, una volta recuperata interamente come percorso ciclopedonale/ippovia, unisce tutti gli altri percorsi turistici già esistenti o in fase di progettazione che altrimenti sarebbero scollegati tra loro (ad esempio la ciclovia Adige Sud, la ciclabile del Menago, la ciclabile del Tartaro “VeOs”, la ciclovia VenTo, EuroVelo 8, ecc.).

Proprio per la sua posizione e la sua direzione trasversale rispetto agli altri percorsi, l’Ostiglia-Treviso è da sempre un percorso strategico. Lo era un secolo fa, quando i parlamentari veneti l’hanno voluta ad ogni costo in quanto collegamento rapido per le truppe verso il confine. Lo era durante l’esercizio dal punto di vista commerciale, con le testimonianze e la documentazione che ci mostrano scambi di barbabietole, tabacco e ortofrutta in generale. Lo è ora, dal punto di vista turistico: ricordiamo infatti che questa linea, chiamata anche la via verde, attraversa moltissimi fiumi, partendo da Ostiglia e percorrendo le Valli Grandi Veronesi nel territorio leggendario di Carpanea; supera Legnago e arriva al bacino del Guà passando vicino alle numerose ville in zona Minerbe; entra in territorio vicentino, passando nell’unico corridoio compreso tra Colli Euganei e Monti Berici, ai piedi del Colle San Pancrazio; oltre Grisignano di Zocco, si avvicina a villa Contarini a Piazzola sul Brenta per entrare nella zona di Valle Agredo e termina nei paesaggi naturali del Sile, a Treviso, dopo aver attraversato il Piombinese e l’Oasi Cervara.

La stazione di Aselogna durante l’esercizio della ferrovia prima della Seconda Guerra Mondiale

Del percorso Ostiglia-Treviso sono stati recuperati circa 56 chilometri dei 116 di ex ferrovia. Con la recentissima apertura dell’Ultimo Miglio, è possibile percorrerla da Treviso a Grisignano di Zocco come pista ciclopedonale ed in parte come ippovia. Sono appena iniziati i lavori per il recupero del percorso a Montegalda fino all’intersezione con l’autostrada A31. Sul restante tratto vicentino, il recupero è stato interamente progettato ma stanziato finora sino a Mossano, all’incrocio con la ciclabile Riviera Berica. Per quel che riguarda l’area veronese e Ostiglia, è stato presentato lo scorso febbraio lo studio di fattibilità, redatto dall’ing. Marco Passigato, per determinare il percorso da utilizzare ed il costo di realizzazione.

Da questo studio si evince l’obbligo di deviazione della ciclabile a Legnago, per le strade realizzate sul sedime oltre 10 anni fa, e ad Ostiglia, per l’insediamento di un’azienda che ha acquisito un terreno con all’interno circa 800 metri di ex ferrovia. Dove invece il recupero è sul percorso storico, sarà necessaria la ricostruzione dei ponti sui fiumi Tartaro, Tregnon e Menago oltre a qualche ponticello minore tra Minerbe e Cologna Veneta.

Ora si attendono i prossimi finanziamenti per iniziare a completare questo bellissimo percorso turistico che andrà a rilanciare l’economia dei nostri territori, promuovendone la storia e l’enogastronomia, e a ridurre il traffico su strade con conseguente diminuzione dell’inquinamento (sia atmosferico sia acustico) e del numero di incidenti. Nel frattempo, possiamo gustarci la tratta già completata da Treviso fino a Grisignano di Zocco e, a breve, a Montegalda.

di Federico Carbonini, presidente dell’Associazione “Treviso-Ostiglia 13.6”
(da Ruotalibera 163 – luglio-settembre 2019)

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