Mobilità Urbana

Est Veronese: vedrà la luce la Ciclabile dei Tre Comuni

“L’importante è partire, anche con poco ma partire”. L’imperativo risuona dalla Valdadige (vedi l’intervista al Sindaco di Dolcè) alla Valdalpone ed ha per oggetto, naturalmente, nuovi progetti di piste ciclabili per la provincia di Verona. Di quello pensato per connettere i comuni di Soave, San Bonifacio e Monteforte d’Alpone si parla da circa 30 anni. Del resto, i paesi si trovano ad un tiro di schioppo l’uno dall’altro. Dal 2020 esiste pure un prestigioso studio di fattibilità redatto dall’ingegner Ermanno Gaiga che prevede di usare gli argini dei torrenti Tramigna e Alpone per collegare Soave a San Bonifacio verso Sud e questa con Monteforte d’Alpone a Nord. Le carte prevedono anche la connessione (lungo il torrente Chiampo) con la ciclabile proveniente da Gambellara che arriva sul confine della provincia scaligera in tutto il suo splendore: una vera e propria autostrada delle bici, frutto della lungimiranza della Provincia di Vicenza.

Valore totale dell’investimento: 8 milioni di euro. Un “boccone” che le amministrazioni comunali dichiarano essere troppo grosso per le loro finanze, ma la “fame” non è distribuita equamente…

A spingere per l’inizio dei lavori sono soprattutto due consiglieri comunali di San Bonifacio: Daniele Adami e Luca Rossi, che oltre ad essere soci FIAB sono anche fautori delle primissime corsie ciclabili dipinte sul territorio veronese subito dopo il lockdown del 2020, nonché di altre pregevolissime realizzazioni ciclabili nella cittadella di San Bonifacio. Accanto a loro, un agguerrito cartello di associazioni e comitati di cittadini, tra cui anche FIAB, ispirati dalla professoressa Mary Campbell di Monteforte d’Alpone. Insieme, lo scorso 21 novembre hanno organizzato una grande manifestazione per indurre gli amministratori locali a rompere gli indugi e a partire con la realizzazione della ciclabile. Una iniziativa simile si era già vista nel 2005, organizzata da FIAB. La differenza è che adesso la luce in fondo al tunnel si vede.

L’iter, al solito, è lungo e tortuoso, come ricostruisce Daniele Adami: “Siamo arrivati al 2020 con l’accordo tra i tre Comuni, con San Bonifacio capofila, per questo bello studio di fattibilità. Purtroppo, il riacutizzarsi della pandemia ha determinato un nuovo stop”. Adami ritorna alla carica a metà 2021: “L’estate scorsa, in concomitanza con dei lavori del Genio Civile sull’argine destro del Tramigna, proprio all’altezza della Statale 11 all’incrocio con l’Alpone dove si prevede un importante snodo della ciclabile, ho pensato di rilanciare lo studio di fattibilità. Il mio Sindaco (Giampaolo Provoli, primo cittadino di San Bonifacio, n.d.r.) mi ha delegato per illustrare l’idea alla Regione nel corso di un incontro online. Il progetto di massima ha ricevuto grandi complimenti ma nel complesso la reazione è stata freddina”.

Che fare, dunque? Procedere con il progetto definitivo significa stanziare almeno l’8% dei fondi necessari, tanti soldi, che i Comuni non hanno disponibili. “Allora ho ricontattato il Comune di Soave – prosegue Adami – ed ho proposto di andare avanti per piccoli passi, con realismo ma senza rassegnarsi ad attendere il giorno del mai… Dall’assessore di Soave ho trovato sponda, ed ecco configurarsi la soluzione per partire con i lavori: ci concentreremo sulla direttrice Soave – San Bonifacio con la prospettiva di coinvolgere successivamente anche Monteforte che comunque resta parte integrante del progetto”.

Verso le fine del 2021 è stato quindi siglato un nuovo accordo che prevede la realizzazione di alcuni stralci del progetto principale. “Soave ha dei soldi dall’avanzo di bilancio, circa 250 mila euro, da spendere subito, entro fine 2021 – spiega sempre Adami – più che sufficienti a sistemare l’argine destro del Tramigna dal centro del paese fin dentro il territorio di San Bonifacio, a Sud. Meno di due chilometri. La sistemazione del sedime prevede la posa di semplice materiale stabilizzato. Niente asfaltatura, zero illuminazione, solo predisposizione. San Bonifacio autorizza a portare questi lavori fin dentro il proprio territorio, circa un chilometro, mentre Monteforte dal canto suo accetta che si parta prima con questa direttrice”.

Pista ciclabile dei 3 comuni
Pista ciclabile dei 3 comuni

La seconda fase dell’accordo prevede che San Bonifacio individui 700 mila euro per la posa di due passerelle sui torrenti Tramigna e Alpone (cosa che il Comune ha fatto a fine dicembre 2021) superando così il maggiore ostacolo della ciclabile: la Strada Regionale 11, altrimenti impossibile da attraversare in quel punto. Fatto questo le criticità più grandi saranno finite: San Bonifacio porterà la ciclabile fino in centro al paese con un attraversamento a raso della Statale in un altro punto. Ad Est ci si potrà collegare con la ciclabile vicentina abbandonando l’Alpone per proseguire lungo il torrente Chiampo mentre a Nord Monteforte sarà a portata di mano.

Lo scheletro, o meglio, la struttura della ciclabile dei Tre Comuni potrebbe quindi vedere la luce nel corso del 2023. Incrociamo le dita e diamo il massimo supporto ai nostri Adami e Rossi.

TRE PAESI SENZA ALTERNATIVA ALL’AUTO

Alla manifestazione del 21 novembre per la realizzazione della ciclopista dell’Est Veronese hanno preso parte Legambiente Fuori Nota; FIAB Verona con i rappresentanti locali Lucia Bizzotto e Michele Teatin; il gruppo per la Ciclopedonale della Val D’Alpone coordinati da Sara Bedin e il gruppo Tre Paesi per il Futuro coordinato da Mary Campbell. Spiega quest’ultima: “L’idea di una manifestazione era presente già da un paio di anni, ma è stata ostacolata dal COVID. Nel frattempo è arrivato l’accordo di Adami e Rossi per il progetto di fattibilità, che ci ha fatto ben sperare, e successivamente questo ulteriore accordo per partire al più presto con i primi lavori. Abbiamo così cercato di mettere un po’ di pressione sulle amministrazioni per far capire che devono fare sul serio. Siamo abbastanza soddisfatti di come stanno andando avanti le cose. Soave e San Bonifacio che hanno stanziato o predisposto le risorse necessarie a partire con la realizzazione. Più in generale vogliamo affermare che è venuta l’ora di fare qualcosa. Voglio dire: il 2021 è stato l’anno della conferenza delle Nazioni Unite sul Clima COP 26; l’anno della dichiarazione di Atene. Nel nostro piccolo vogliamo essere parte di questo movimento. Inoltre i nostri paesi hanno grande bisogno di una mobilità diversa. Distano pochi chilometri l’uno dall’altro ma non c’è alcuna alternativa all’auto. Di sera non ci sono mezzi pubblici. Personalmente, lo scorso settembre dovevo decidere se cambiare la macchina. Avrei voluto non farlo, ma per come siamo messi adesso il territorio non offre alternative al mezzo motorizzato privato”.

(da Ruotalibera 173 – gennaio-marzo 2022)

Immagine in evidenza: Veduta di Soave


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Michele Marcolongo

Michele Marcolongo è nato il 5 novembre 1975 a Verona, la città dove vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova con il massimo dei voti, dal 2005 svolge attività giornalistica e di comunicazione collaborando con quotidiani, riviste e come addetto stampa di associazioni ed esponenti politici. Nel campo della comunicazione per la mobilità sostenibile dall’ottobre 2010 collabora con il trimestrale BC (la rivista di FIAB nazionale) mentre è da oltre un decennio addetto stampa di FIAB Verona e capo redattore della rivista Ruotalibera.
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