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Il ciclista migratore

Pare che, con l’arrivo dei primi freddi, il "ciclista migratore" si sposti verso sistemi di mobilità più “protetti”

I ciclisti sono calati. Vertiginosamente. Dopo un segnale di ripresa, lo scorso anno, la nostra rilevazione settembrina stavolta ne ha contati davvero pochi, scendendo sotto al minimo storico. Per trovare un numero comparabile con quello di quest’anno dobbiamo infatti andare indietro al 2005, data della prima rilevazione, e ciò nonostante ancora siamo ancora 100 unità sotto a quel minimo. Eppure eravamo lì, ai varchi di accesso al Centro Storico, pronti sin dalle prime luci dell’alba ad accogliere ogni ciclista con il solito sorriso e il solito cioccolatino…

I DATI

Lo ricordiamo come premessa: la nostra indagine non ha pretese di scientificità. Si tratta di un evento, ripetuto negli anni, sempre nella stessa settimana e nelle stesse ore, sempre negli stessi punti e con gli stessi metodi di rilevazione, che si propone di fotografare la tendenza delle abitudini di mobilità da e verso il Centro per il popolo dei pedalatori. Ben altri sarebbero i sistemi necessari ad una misurazione efficace e significativa (uno o più contabiciclette nelle posizioni strategiche, ad esempio). Tuttavia, in assenza di alternative, ci facciamo bastare questo contributo, comunque prezioso e per nulla irrilevante. I nostri conteggi, dicevamo, mostrano un calo generalizzato.

Nessun varco riporta un segno di crescita e la perdita in percentuale va dal -11% dei Portoni della Brà al -38% di Ponte Aleardi. In totale -19%, con una perdita di 1.000 passaggi sugli oltre 5.000 dello scorso anno (ricordiamoci che negli anni intorno al 2010, la media si aggirava sui 6.000 ciclisti conteggiati).

COME MAI? COSA SIGNIFICA?

Per i molti volontari impegnati ai nove varchi, questa domanda è rimasta senza una precisa risposta. La tentazione di dare una lettura strumentale ci sarebbe anche, ma onestà ci impone di considerare il fattore meteorologico, che ha sicuramente la sua importanza. Davvero la mattinata fredda e ventosa, deciso preludio autunnale, primo giorno dopo settimane di splendido sole e temperature miti, può avere influito sul 20% dei ciclisti, facendoli desistere dalle buone pratiche di bike to work e bike to school, costringendoli a migrare verso soluzioni di mobilità meno esposte alle intemperie? In fondo non pioveva nemmeno e uno spolverino sarebbe bastato a proteggersi dal vento… Non dimentichiamo che a latitudini dai climi ben più rigidi dei nostri il pedalare è quotidiano, anche d’inverno, anche sotto la pioggia! Diceva infatti un noto educatore che “non è questione di buono o cattivo tempo, ma di buono o cattivo equipaggiamento”. Noi pensiamo che, probabilmente, sia anche “questione di buone o cattive infrastrutture”. Perché è dimostrato che al crescere della qualità e quantità delle infrastrutture ciclistiche è legato un netto aumento degli indici di ciclabilità cittadina. Gli esempi a sostegno di questa tesi si sprecano e di molti di essi diamo notizia sulle nostre pagine social e nella nostra newsletter (citiamo solo l’ultima, sul sistema delle Cycleway londinesi). Quindi, non diamo la colpa solo al vento e al freddo….

Avremmo forse dovuto ripetere la rilevazione in una delle settimane successive, dato che si sono dimostrate (e ancora continuano ad essere, in questo autunno anomalo) temperate e favorevoli. Di sicuro avremmo osservato una flessione più contenuta, ma non ce l’abbiamo fatta: la “conta” è per noi un evento davvero impegnativo. In fondo, va bene anche così, ché qualche riflessione in più non guasta (e qualche deviazione dalla media non fa statistica). Vedremo comunque come andrà il prossimo anno, magari con l’aiuto di qualche novità tecnologica, dal momento che sembra a buon punto la nostra proposta di installare un totem contabiciclette in un punto strategico di passaggio ciclistico. I numeri forniti saranno finalmente uno specchio più affidabile dello stato di salute del nostro sistema di mobilità ciclistica.

(da Ruotalibera 164 – ottobre-dicembre 2019)

 

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Luciano Lorini

Veronese, classe 1967, marito e padre. Informatico di professione, coltiva mille passioni con cui impiega il sempre troppo poco tempo libero: musica, lettura, cinema e teatro, oltre a computer e bicicletta. Cittadino attento e sensibile, si interessa alla vita sociale e politica e pedala per la città perché crede nella bici come viatico per un maggior benessere, individuale e collettivo.
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