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La bici entra nel mondo del turismo

Intervista a Matteo Pasqualotto (Veronality)

Nessuno è profeta in patria. È la prima cosa che viene in mente ascoltando dalla voce di Matteo Pasqualotto, fondatore di Veronality, azienda che propone visite turistiche guidate in bicicletta, che la quasi totalità dei suoi clienti sono stranieri. Inglesi, statunitensi, scandinavi e perfino provenienti dal continente australiano. Pochi invece gli italiani, che si dimostrano ancora legati alle forme più tradizionali di turismo, spesso fai da te. Eppure nei centri storici delle città italiane, ricchissime di storia, la bici ha un grandissimo potenziale. Come sottolinea Pasqualotto, la visita della città in bicicletta permette di vedere più cose “mantenendo il contatto con la cultura locale”. Un peccato anche per l’economia cittadina che promuovendo forme di turismo esperienziale potrebbe provare ad emanciparsi dal solito triangolo Arena-Balcone di Giulietta-Tomba di Giulietta scrollandosi di dosso l’etichetta di città mordi-e-fuggi. Ma andiamo con ordine:

– Pasqualotto, come nasce l’idea di Veronality?

La primissima idea si forma nel 2007 quando, con Andrea Rigo, l’altro socio fondatore di Veronality, frequentiamo un corso Uisp per diventare guida ciclo turistica ambientale. Del 2011 è la prima applicazione pratica di questa idea, con la costituzione di Verona Bike Tour da cui peraltro poi si diramano altre esperienze importanti come Simonetta Bike Tour e la stessa Bike Experience. Nel 2014 la sistemazione con Veronality, fondata appunto con Andrea Rigo.

– Che cosa proponete di preciso?

Proponiamo di utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto per visitare il territorio della Valpolicella, la città storica e il Lago di Garda con visite giornaliere. Il nostro intento è di portare la bicicletta nel mondo del turismo. Quanto abbiamo iniziato, parlo del 2011, non c’era niente di simile a Verona.

– C’è anche una passione per la bicicletta alla base della vostra intuizione?

Io ho sempre usato la bicicletta per muovermi, Andrea era un ciclista sportivo. Non siamo cicloturisti, diciamo che abbiamo trovato un punto di incontro a metà strada…

– Vi occupate anche del pernottamento dei clienti?

No, proponiamo soltanto attività giornaliere ed esperienze di viaggio slegate dal soggiorno del cliente.

– Nel vostro team avete anche chef e sommelier, proponete degustazioni di vini e corsi di cucina, a che cosa si deve questa diversificazione?

Semplicemente ad una opportunità di mercato: abbiamo visto che il turista non cerca solo bici, abbiamo allora coinvolto persone che avevano altre passioni e competenze: enogastronomia, arte e storia. Nel nostro team ciascuno sviluppa il proprio tema, non rivendiamo servizi di terzi. In alta stagione siamo al lavoro in una ventina di persone.

– Nella vostra offerta di trasporto avete anche mezzi motorizzati: con quale criterio proponete al cliente la bici piuttosto che la Vespa?

La Vespa la proponiamo soltanto per le visite panoramiche in Valpolicella, usiamo soltanto modelli di interesse storico-collezionistico e le guidiamo noi.

– Ritornando alla bicicletta: quanti dei vostri clienti sono stranieri e da dove provengono?

Al 99% sono stranieri. Provengono dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra dai Paesi Scandinavi come Norvegia e Svezia ma anche dall’Austrialia e dalla Nuova Zelanda.

– Che cos’è che i clienti apprezzano di più di una visita guidata in bicicletta rispetto alle tradizionali visite guidate a piedi?

Per alcuni l’uso della bicicletta è un modo originale per visitare la città, per altri è già un’abitudine consolidata. Soprattutto sugli aspetti storici e artistici la bicicletta permette di visitare un’area più ampia rispetto alla classica passeggiata in centro storico mantenendo tuttavia il contatto con la cultura locale. Il bello, poi, di questa formula, è che si viaggia in piccoli gruppi, massimo 12 persone, che hanno la possibilità di conoscersi e socializzare, spesso anche oltre la durata della visita e malgrado le diverse provenienze geografiche.

– E quanto è agevole girare in bicicletta a Verona?

Diciamo che non siamo Hong Kong. Non così pericoloso ma nemmeno così facile. Noi abbiamo itinerari collaudati, rispettiamo scrupolosamente tutte le regole e utilizziamo tutti gli strumenti possibili per renderci visibili, però non è facile, soprattutto perché non ci sono aree ciclabili a sufficienza, anche a causa della conformazione del centro storico.

– Le proposte di turismo esperienziale come la vostra, molto qualificate ma ancora molto limitate numericamente, possono rappresentare un antidoto efficace alla modalità di turismo mordi-e-fuggi che storicamente limita lo sviluppo del settore nella nostra città?

Certamente può essere uno degli antidoti. Fintanto che Verona continuerà a raccontarsi soltanto attraverso il Balcone di Giulietta o la visita al museo o alla mostra va da sé che la programmazione della visita del turista si esaurirà nel giro di una giornata al massimo. Ma se si riuscisse ad offrire anche una serie di attività esperienziali il turista potrebbe essere più interessato e potrebbe decidere di fermarsi almeno per una notte.

(da Ruotalibera 164 – ottobre-dicembre 2019)

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Michele Marcolongo

Michele Marcolongo è nato il 5 novembre 1975 a Verona, la città dove vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova con il massimo dei voti, dal 2005 svolge attività giornalistica e di comunicazione collaborando con quotidiani, riviste e come addetto stampa di associazioni ed esponenti politici. Nel campo della comunicazione per la mobilità sostenibile dall’ottobre 2010 collabora con il trimestrale BC (la rivista di FIAB nazionale) mentre è da oltre un decennio addetto stampa di FIAB Verona e capo redattore della rivista Ruotalibera.
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