Il punto del Presidente

Mission possible: la strada urbana come luogo delle persone

Incalzato dall’attuale emergenza, che con la riapertura delle scuole e la fuga dal trasporto pubblico (giusto per capire, a Verona solo il 20% degli studenti ha rinnovato l’abbonamento) rischia di precipitare le città in ingorghi di auto private alla ricerca di un distanziamento sociale fai-da-te, tra luglio e settembre il Parlamento ha approvato una serie di emendamenti al Codice della Strada per favorire la mobilità sostenibile che di fatto cambiano completamente le carte in tavola nelle nostre realtà urbane. Così nel giro di tre mesi, dopo anni e anni di estenuanti mediazioni finite ogni volta nel nulla, almeno a livello normativo ci ritroviamo improvvisamente quasi alla pari col resto dell’Europa avanzata: adesso anche in Italia è data facoltà agli amministratori non solo di realizzare le corsie ciclabili e le case avanzate agli incroci, ma anche di istituire il doppio senso ciclabile nelle strade a senso unico (indipendentemente dalla larghezza della carreggiata), l’uso ciclabile (sotto particolari condizioni) delle corsie preferenziali del trasporto pubblico, le strade ciclabili e le strade scolastiche. Solo nove mesi fa, pensare che avremmo potuto ottenere tutte assieme queste norme di civiltà mobilistica che appena al di là dei nostri confini sono consuetudine da decenni sarebbe stata pura utopia, ma a tutti gli effetti – nonostante il modo un po’ affannato con cui ci si è arrivati – ora anche da noi è così.

Dunque, giochi fatti? Significa che ben presto vedremo applicate queste novità anche sulle nostre strade? Ebbene: sarà così se gli amministratori si riveleranno all’altezza degli strumenti messi a loro disposizione, e la cosa non è scontata. Concentrando lo sguardo su Verona – ma potremmo parlare anche delle altre cittadine della nostra provincia – va osservato con piacere che, come da nostro auspicio, in vista della riapertura scolastica si sono viste importanti creazioni di percorsi ciclabili, come quelli nella circonvallazione interna o tra porta Palio e gli Scalzi (con l’augurio che come da programma si arrivi presto a Castelvecchio). Il vero salto di qualità, però, lo si potrà vedere con l’applicazione o meno del doppio senso ciclabile e la conseguente maggiore attenzione sul rispetto delle Zone 30. Inutile negarsi che nella nostra opinione pubblica resistano pregiudizi su ciò che nel resto d’Europa (a parte noi e la Grecia) esiste e ha già mostrato da tempo la sua efficacia in termini di calo drastico di incidentalità: le recenti dichiarazioni sprezzanti dei vertici nazionali e locali dell’ACI contro queste nuove norme è solo la cartina di tornasole di uno scetticismo ancora diffuso. La chiave di tutto, come già accaduto in Europa ma non ancora da noi, starà nel passare a vedere le strade urbane non più come “luogo dei veicoli” ma come “luogo delle persone” dove non si vada a più di 30 km/h, dove i pedoni attraversino la strada senza patemi, dove usare la bici conviene perché sicura e rapida. Perché la Zona 30 e il doppio senso ciclabile rendono tutti più calmi e attenti, e le bici possono accorciare e facilitare i collegamenti da un posto all’altro.

Far capire ai veronesi il vantaggio per tutti di queste norme, partendo in modo progressivo e facendo buona comunicazione, sarà la nostra “mission” dei prossimi mesi. A differenza di quella che Tom Cruise sta girando in questi giorni sgommando nel centro di Roma, pensiamo che sia una “mission possible”. Crediamoci.

(da Ruotalibera 168 – ottobre-dicembre 2020)

Immagine in evidenza: riqualificazione urbana a Milano (quartiere NoLo – zona Loreto Nord)

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